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Moto
Kawasaki Z1000 PDF Stampa E-mail
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Domenica 24 Gennaio 2010 13:49

Kawasaki Z1000 2010

Nata dall’evoluzione della ZX-9R con un telaio e una scocca fuori dal comune, dal 2003 al 2007 la Z1000 ha offerto prestazioni da super sport adattate a un uso strettamente stradale e a una linea e un design decisamente all’avanguardia. Nel 2010 la Z1000 porta il concetto della Super Sport a un livello e un ambito differente.

Al fine di offrire emozioni mai provate prima in sella a una Super Naked, lo sviluppo della nuova Z1000 parte da un concetto per giugere alla realizzazione di una reale Super Naked “su misura” per le esigenze e le caratteristiche di guida del proprio target. Con la nuova Z1000 la linea aggressiva del modello precedente fa un balzo in avanti.

Dalla pronunciata linea obliqua del cupolino anteriore, resa possibile dal nuovo faro sottile dal fascio lineare, fino alla linea essenziale del codino, la massa della nuova Z1000 si presenta molto spostata in avanti. Questo aspetto è confermato dalle protezioni della forcella anteriore e dagli ampi convogliatori con prese d’aria per il nuovo sistema Cool Air.

Kawasaki Z1000 2010Kawasaki Z1000 2010Kawasaki Z1000 2010Kawasaki Z1000 2010

Se il modello precedente ricordava l’immagine di un atleta pronto a scattare dai blocchi di partenza, la nuova Z1000 ha l’aspetto di un pericoloso predatore che finge di dormire, ma che in realtà è pronto a balzare in avanti senza esitazione. Il cupolino anteriore ha una linea ben definita inclinata indietro ad angolo acuto che esalta l’immagine aggressiva e lo spostamento in avanti del baricentro. Oltre a proteggere gli steli rovesciati della forcella anteriore, le protezioni della forcella rinforzano l’immagine slanciata con baricentro basso spostato in avanti. Il faro sottile e compatto dal fascio lineare, utilizzato per la prima volta da Kawasaki, ha consentito di ridurre il cupolino anteriore. Le lampadine del faro, posizionate leggermente più in alto al suo interno, danno al frontale della Z1000 un aspetto estremamente impattante.

La posizione del cilindro della chiave di accensione è stata arretrata dal manubrio alla parte anteriore del serbatoio, permettendo così di avvicinare il quadro strumenti al pilota per una maggiore visibilità. L’allontanamento del cilindro della chiave di accensione dal quadro strumenti ha consentito di rendere più compatta la carenatura anteriore, mentre l’avvicinamento dello stesso cilindro verso il pilota ha contribuito all’accentramento della massa. La linea dinamica del serbatoio del carburante con svasature da supersportiva e una forma affusolata nella parte posteriore consente di stringere con facilità la moto con le ginocchia. Il volume del serbatoio è stato arretrato e ciò ha creato lo spazio necessario per accogliere il cilindro della chiave di accensione. Infine, la fattura del serbatoio in acciaio facilita l’uso di borse da serbatoio magnetiche.

Il design della luce di posizione posteriore, che ricorda la prima Z1000, presenta lampadine rosse a LED e lente trasparente. Le nuove ruote a 5 razze esaltano la linea decisa della Z1000. Le razze lavorate in prossimità dei cerchi e coperte da un rivestimento trasparente in corrispondenza di detti punti contribuiscono all’elevata qualità costruttiva. I fori lavorati sono stati appositamente disegnati per puntare nella direzione inversa e richiamano lo stesso elemento di progettazione visibile nelle nuove coperture del motore.

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Il quadro strumenti completamente digitale presenta un’impattante lente arancione. A seconda delle esigenze del pilota il quadro strumenti è inclinabile su tre posizioni. Non servono attrezzi per cambiare l’angolazione che può essere regolata tramite una manopola posta sul lato sinistro.

Per trasmettere emozioni indimenticabili, si è voluto realizzare un motore che andasse ben oltre i valori numerici delle prestazioni. Ben più importanti di quest’ultimi sono le emozioni trasmesse al pilota durante la guida. Gli ingegneri volevano offrire una perfetta risposta in accelerazione, un’erogazione estremamente fluida della potenza con un picco ai medi regimi, un rombo di aspirazione seducente e una giusta quantità di vibrazioni trasmesse dal motore al pilota per trasformare le accelerazioni in un’esperienza realmente indimenticabile.

Motore tutto nuovo. Il motore a quattro cilindri in linea con 16 valvole DOHC da 1.043 cm3 raffreddato a liquido offre una potenza superiore (il valore verrà reso noto in seguito) e maggiore coppia rispetto alla precedente Z1000. La nuova cilindrata è stata scelta per rendere onore al nome e alla status acquisito nel tempo da questo modello.

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Alesaggio e corsa pari a 77,0 x 56,0 mm sono stati scelti per enfatizzare il carattere del motore. Basta confrontare i valori di alesaggio e corsa con quelli della Z1000 e della Ninja ZX-10R del 2009: Z1000 09MY 77,2 x 50,9 mm Ninja ZX-10R 76,0 x 55,0 mm. Un alesaggio leggermente inferiore rispetto al modello precedente, ma superiore a quello della Ninja ZX-10R, e una corsa superiore a entrambi i modelli precedenti determinano un motore molto forte nei regimi comunemente utilizzati in sella alle maxi naked.

Il posizionamento pressoché verticale dei corpi farfallati consente all’aria di aspirazione di raggiungere il motore più velocemente, offrendo migliori prestazioni. Sebbene questi corpi farfallati di solito utilizzino cornetti di aspirazione corti per aumentare le prestazioni agli alti regimi, nella Z1000 i cornetti di aspirazione sono più lunghi per fornire quelle caratteristiche di potenza di rigore per una maxi naked. L’alesaggio del corpo farfallato è 38 mm, mentre nella Z1000 del 2009 era 36 mm, ed è stato modificato per offrire una risposta ideale ai regimi medio-bassi. Le valvole secondarie a farfalla ovali consentono di snellire il motore, caratteristica molto importante visto che ora i corpi farfallati sono posizionati tra le ginocchia del pilota.

Le ottime caratteristiche del fuorigiri consentono di evitare repentini tagli di potenza agli alti regimi. L’erogazione di potenza è lineare, con un motore che sale di giri più rapidamente a partire dai 7.000 giri. Inoltre, una risposta fluida e uniforme ai regimi medio-alti garantisce un’ottima guidabilità. L’albero motore e l’albero della trasmissione sono disposti in linea retta, a differenza della disposizione triangolare tipica della Ninja ZX-10R. Tale disposizione consente di conservare il design del motore della Z1000 del 2009: un vero gioiello tra le supersportive nude.

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L’albero motore è stato abbassato per consentire di allungare la corsa senza dover aumentare l’altezza del motore. L’allineamento degli alberi, che nel modello precedente era orizzontale, è inclinata di 5 gradi verso il basso. Quindi, le dimensioni del motore sono pressoché invariate nonostante un aumento di cilindrata di 90 cm3.

Le vibrazioni non sono state eliminate completamente in quanto fanno parte del carattere della moto. Le vibrazioni, che aumentano linearmente con il regime di giri del motore contribuiscono, infatti, ad aumentare la sensazione di accelerazione. L’aggiunta di un contralbero di equilibratura secondario ha consentito di modificare il telaio, aumentando la maneggevolezza della moto. Le modifiche apportate al telaio hanno consentito di mantenere costante la quantità di vibrazioni e di emozioni trasmesse al pilota.

Sistema Cool Air. Con l’airbox posizionato tra i longheroni del telaio, l’aria di aspirazione è più esposta al calore irradiato dal motore. Il sistema Cool Air indirizza l’aria fredda proveniente dai condotti sopra ai convogliatori verso l’airbox, riducendo la perdita di prestazioni dovuta al surriscaldamento dell’aria di aspirazione. Il sistema Cool Air non va confuso con il sistema Ram Air, dove l’aria forzata viene pressurizzata all’interno dell’airbox.I condotti più vicini al pilota consentono di apprezzare e godere del rombo dell’aspirazione.

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Un risonatore all’interno dell’airbox riduce il rumore ai bassi regimi e aumenta il rombo a quelli alti. L’impianto di scarico presenta una struttura 4 in 2 precamera in 2. I terminali di scarico conservano il design a 4 uscite. Il catalizzatore principale e i precatalizzatori garantiscono emissioni pulite. Sopra il silenziatore di destra è posizionato un dispositivo di scarico. Grazie alla precamera sotto al motore, il volume di ciascun silenziatore è stato ridotto da 4,5 a 3 litri. I silenziatori sono anche stati alleggeriti da 5100 g si passa a 3500 g. Il peso complessivo dell’impianto di scarico resta pressoché invariato includendo la precamera, tuttavia, il nuovo impianto garantisce un migliore accentramento della massa.

Per trasmettere un’elevata emozione di guida a ogni pilota, gli ingegneri Kawasaki si sono prefissati l’obiettivo di garantire sterzate veloci e maggiore maneggevolezza. Il telaio in alluminio completamente nuovo più rigido del 30%, l’accentramento delle masse -grazie al motore inserito come elemento portante- e un nuovo manubrio con attacchi rigidi sono gli elementi che contribuiscono a ottenere una tenuta più precisa e sicura. Il nuovo serbatoio e il telaio sottosella offrono una posizione di guida snella e numerose altre modifiche aumentano il controllo complessivo della moto.

Il nuovo telaio montante in alluminio è stato realizzato appositamente per la Z1000 2010MY. Le travi principali del telaio, concettualmente simili a quelle della Ninja ZX-10R, si estendono sopra al motore (anche se in un modello supersportivo sarebbero più rigide), creando così una struttura sottile che consente di stringere agevolmente la moto tra le ginocchia. Leggero ed estremamente rigido, il telaio utilizza il motore come elemento portante. La rigidità torsionale è stata aumentata del 30%, mentre la rigidità laterale è pressoché invariata. Il telaio è più leggero di 3-4 kg.

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Sia la maneggevolezza che la stabilità sono aumentate e la moto offre una maggiore sensazione di stabilità. Il nuovo telaio contribuisce a migliorare maneggevolezza e stabilità. Le travi principali del telaio e la staffa del forcellone sono ora pezzi unici pressofusi. Il nuovo telaio consiste di una struttura in 5 parti composta da piantone di sterzo, travi principali destra e sinistra e due elementi trasversali. I due componenti del telaio principale hanno sezioni trasversali aperte a C.

I punti di saldatura sono stati ridotti il più possibile, migliorando l’aspetto della moto. Gli attacchi del motore del nuovo telaio sono aumentati da 3 a 4. e sono tutti rigidi, tranne l’attacco elastico al carter superiore poteriore. La maggiore rigidità, garantita anche dall’utilizzo del motore come elemento portante, contribuisce ad aumentare la maneggevolezza, conservando la stabilità.

Nella nuova sospensione posteriore l’ammortizzatore e il leveraggio sono posti sopra il forcellone. In questo modo la sospensione si trova sufficientemente lontana dal tubo di scarico e non è sottoposta al calore emesso. La nuova sospensione posteriore ha consentito di eliminare il serbatoio esterno, garantendo prestazioni uguali – se non migliori- della Z1000 targata 2009.

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Le caratteristiche del leveraggio sono le stesse della sospensione posteriore Uni-Trak standard: i rapporti di leveraggio sono stati definiti affinché il movimento della ruota posteriore rispetto alla corsa dell’ammortizzatore sia lo stesso della sospensione posteriore Uni-Trak. Come in precedenza l’ammortizzatore posteriore è dotato di regolazione continua dello smorzamento regolabile in estensione e di precarico. Con l’aggiunta della regolazione dello smorzamento in compressione, la forcella anteriore rovesciata da 41 mm della Z1000 è ora completamente regolabile. Le tarature offrono confort e prestazioni sportive, contribuendo a una maggiore maneggevolezza su strada e nei percorsi in collina.

Il nuovo manubrio con attacchi rigidi contribuisce alla maggiore precisione durante le manovre. Il diametro del manubrio è più spesso al centro, dove misura 28,6 mm, e diventa affusolato all’altezza delle manopole, dove misura 22,2 mm. La nuova posizione è leggermente più ampia di 23 mm, è stata inclinata in avanti di 14 mm e alzata di 7 mm. Questa posizione e una piega inferiore ricordano i manubri delle moto off-road permettendo di aumentare il controllo del mezzo.

Le pedane zigrinate, simili a quelle della Ninja ZX-10R, offrono un’ottima presa, maggiore risposta e controllo e contribuiscono alla linea sportiva. I montanti delle pedane per il passeggero incorporano comodi ganci per i bagagli. L’altezza della sella è stata abbassata ed è stata snellita grazie al nuovo telaio, consentendo di poggiare più facilmente i piedi a terra.

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I freni anteriori a disco da 300 mm a margherita della Z1000 sono stretti da pinze ad attacco radiale con 4 pistoncini contrapposti. Le dimensioni dei pistoncini della pinza sono 4×30 mm. Anche la pompa a comando radiale del freno anteriore contribuisce a ottimizzare il controllo e la risposta forniti dalle nuove pinze del freno. Il freno posteriore monta un disco da 250 mm a margherita stretto da una pinza flottante a pistoncino singolo. La pinza, montata sotto al forcellone, libera lo spazio necessario per il sensore del sistema ABS e presenta un’asta di reazione. Queste caratteristiche conferiscono alla moto un aspetto molto racing. Per una sicurezza maggiore in frenata, in alcuni mercati sono disponibili i modelli con ABS.

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Aprilia RSV4R PDF Stampa E-mail
Scritto da Cris   
Venerdì 22 Gennaio 2010 19:51

Aprilia RSV 4R, emozioni forti

ESTORIL(19 dicembre) - Più che la solita presentazione di una nuova moto, sembra una festa. C’è pure il sole, a metà giorno fa quasi caldo, la pista portoghese è perfetta e l’Aprilia RSV 4R emoziona solo a guardarla. Sono passati vent’anni e tanti campionati da quando Aprilia era una scommessa, l’ambizione di una piccola azienda italiana che prendeva la forma di una moto da corsa e sfidava il mondo con le 125 e le 250. Con quelle mono e bicilindriche due tempi sono cresciuti i migliori manici di tante generazioni, da Biaggi a Rossi, Melandri, Simoncelli. Con le Aprilia hanno vinto tutti, e in quelle cilindrate mentre da una parte i piloti italiani diventavano grandi, dall’altra immense case come Honda, Suzuki e Yamaha studiavano una via per sottrarsi alla sfida con quelle strambe, artigianali, addirittura con l’ammissione a disco rotante e terribilmente veloci piccole grandi moto.

Ancora adesso, in qualche modo, si vede e fa piacere vedere che questa RSV 4R nasce da lì. E’ uno sviluppo smisurato delle 250 pluricampioni nel motomondiale. Viene dalla fabbrica che ha fatto smettere di correre i giapponesi. E’ la terza sorella di una nuova famiglia Superbike: la RSV di Biaggi, la replica più diretta Factory e ora la RSV 4R.

Forse averle viste nascere aiuta a capirle, ma salendoci su la prima sensazione netta è che se le dai fiducia non ti tradirà. Come una vera Aprilia da corsa, perché questo è la R, versione stradale della Factory. Le differenze con la F ci sono, ma per tradurle realmente in tempi sul giro bisogna davvero “sentirsi” piloti. La ciclistica della R è semplificata, meno adatta alla pista e molto più consona ad un uso stradale. Si passa dalle forcelle Ohilins alle Showa, per fare un esempio da cento a dieci regolazioni: con il risultato che se non si è piloti con cento regolazioni si più impazzire, mentre con dieci ci si diverte. I cerchi sono in lega invece che di alluminio, quindi più pesanti (la moto è meno agile nei cambi di direzione) ma anche più attrezzati per affrontare le strade che tutto sono eccetto piste e non solo per via delle buche. Mancano i cornetti di aspirazione ad altezza variabile, che incidono in piccola parte nell’erogazione pura ai massimi regimi.

Per il resto, la R è una copia fedele della F. Grandissimo equilibrio ciclistico, maneggevolezza di una seicento, tanta potenza e gestibilità assicurata dalla tecnologia ride by wire che si declina in tre mappature: Track, Sport e Road. La Sport taglia del 25% la potenza nelle prime tre marce. La Road riduce i cavalli a 140 e naturalmente si consiglia in condizioni di aderenza precaria.

La moto è figlia della pista ed è qui che esprime tutte le sue qualità. Tuttavia si presta anche ad un uso sportivo stradale per le sue caratteristiche di comfort accettabile. L’assetto è indubbiamente racing come alcune delle sue concorrenti, ma non è affaticante. Il quattro cilindri a V strettissimo, 65° e non di più altrimenti non entravano i cornetti di aspirazione, è un capolavoro di erogazione: la potenza in basso c’è, ai medi regimi è già notevole, in alto è uno spettacolo.

Le colorazioni sono due: bianco o nero. Niente compromessi.

Aprilia_RSV4R-1

 
Nuova Harley PDF Stampa E-mail
Scritto da Cris   
Venerdì 22 Gennaio 2010 19:29

La nuova Sportser Harley-Davidson – ‘Forty-Eight’

 Con una guida bassa ed il classico serbatoio carburante da 2,1-galloni (7,95l) a nocciolina, la Forty-Eight conferma il suo aspetto da bulldog con le prestazioni del nero e lucente motore Evolution 1200 cc V-Twin montato su gomma. La bassa sella monoposto, gli specchietti montati sotto il manubrio, il parafango posteriore dalla linea pulita e i poderosi pneumatici a bassa pressione enfatizzano l’attenzione speciale della Forty-Eight per una cesellata customizzazione.

“Con una classica posizione delle spalle da bulldog, la Forty-Eight colpisce con un aspetto caratteristico ed un profilo basso che può solo venire da Harley-Davidson,” osserva Ray Drea, Senior Director of Styling Harley-Davidson®. “La Forty-Eight ha alle spalle un’esperienza collettiva di vita trascorsa ed un aspetto ruvido ed autentico.”

Essendo una Custom Harley-Davidson, la Forty-Eight è pronta per essere guidata come una custom radicale ma anche ad assumere il carattere e la personalità di chi la guida.

Le Sportster Harley-Davidson come la Forty-Eight hanno espresso un’aurea di ribellione fin dalla loro comparsa nel 1957, anno in cui la cultura custom venne creata da veterani dell’esercito, motociclisti spavaldi e chiunque avesse un garage polveroso. Le Sporster divennero una tela di ferro per molti leggendari chopper di quell’epoca di motori truccati ed oltre.  

Sviluppandosi bassa da ruota a ruota, la Forty-Eight mostra più del suo motore 1200 Evolution V-Twin nero con rilievi lucidi e gli altri componenti dallo stile pulito esaltato dal serbatoio carburante a nocciolina, la piccola sella monoposto e i fori di alleggerimento nella staffa di montaggio della trave del telaio. La Forty-Eight offre molto di più del semplice stile custom, con una guida fluida sulle nuove forcelle anteriori, un imponente e largo pneumatico da 150 mm e la sospensione posteriore ribassata.  

Equipaggiata con un sistema di iniezione elettronica sequenziale (ESPFI) e con un’ampia curva di coppia, la Forty-Eight offre una guida altamente sensibile con un minimo sforzo di frizione. La corta doppia marmitta scalata e cromata produce il caratteristico suono American V-Twin Harley-Davidson.  

La Forty-Eight affronta la strada con pedalini avanzati, manubrio custom dal profilo basso, specchietti montati sotto il manubrio, indicatori direzionali montati sulla forcella, la staffa di montaggio del tachimetro ribassato e l’archetto alleggerito della forcella. Un’esclusiva sella monoposto a doppia trama ospita il pilota solitario, mentre un sedile per il passeggero, pedaline per i piedi e schienale rappresentano alcuni dei numerosi accessori che possono essere aggiunti come optional.

Il parafango posteriore mozzato nero con una combinazione di luci d’arresto/direzione/posteriori aiuta a far risaltare l’imponente pneumatico posteriore da 150 mm e le ruote Black Steel Laced da 16 pollici. Anche il parafango anteriore poggia su un’ampia ruota nera.  

La Forty-Eight è disponibile nei colori Vivid Black, Brilliant Silver e Mirage Orange Pearl.

Se volete provarla, prenotate un test ride presso il vostro concessionario locale o visitate il sito www.harley-davidson.com per maggiori informazioni.

 
Ducati Streetfighter PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristian Ferrari   
Domenica 12 Aprile 2009 14:43
Prime impressioni sulla super naked Ducati direttamente dal circuito di Ascari. A breve nelle concessionarie, prezzi da 14.990 euro a 18.700



Ducati Streetfighter – Test Ride. I motori a Ronda sul circuito di Ascari hanno smesso di tuonare ma ora il tipico sound Ducati rimbalza per il web a caccia delle prime impressioni di guida. Fra le prime cose che si leggono, anche il fatto che in pista la Streetfighter si trova a suoa agio, come nel suo contesto naturale visto che – seppur scarenata – deriva da una superbike pura e pure capace di molte vittorie. Non è certo una moto per tutti considerate le potenzialità del V90 Testastretta capace di 155 cavalli abbinato ad un passo di 1.475 millimetri ed un peso di 169 chilogrammi per la versione standard mentre sono 167 i kg per la Streetfighter S. La potenza, rispetto alla 1098, è scesa di soli 5 cavalli a causa della variata dimensione dell'airbox. Partendo dai delusi, l'inglese Superbike Magazine ammette che si aspettava qualcosa di diverso, una naked selvaggia, un infallibile strumento da impennate ma così non è, proprio a causa dell'albero genealogico di questa Streetfighter che affonda le sue radici nel segmento delle superbike, categoria dove è richiesta precisione più che capacità di emozionare. Detto questo, confermano anche i molti aspetti positivi, ad esempio la possibilità di andare forte quanto si voglia, sicuri di avere fra le ruote un ottimo telaio capace di assecondare le sollecitazioni del motore che di potenza ne ha da vendere. Motorcycle USA racconta come, invece, abbia cambiato opinione da prima a dopo la prova: non è semplicemente una 1098 scarenata, è qualcosa di diverso, nonostante ne condivida buona parte dei componenti. Confermano anche l'impressione dei colleghi sottolineando che è meno rabbiosa della sorella da SBK anche se, ovviamente, si percepisce subito che non si è in sella ad una turistica, spiegano. Quando si spalanca il gas, la coppia erogata è tremenda ma l'aumentato interasse consente di controllare meglio le impennate di potenza. E proprio il maggior interasse tende a far aumentare l'inerzia nei cambi di direzione facendo risultare la moto più lenta della 1098. Americani anche i colleghi di Motorcycle.com che lamentano l'eccessiva differenza di prezzo fra la versione standard e la versione "S", non giustificata - secondo loro - dai componenti che le differenziano. La rivista spagnola Motociclismo anticipa il test completo spiegando che le sensazioni di guida sono esattamente quelle che offre una vera e propria superbike e ancor di più la versione S con il DTC (Ducati Traction Control) che offre un'incredibile sensazione di sicurezza. E l'inglese MCN conferma – come gli spagnoli - che la Streetfighter vista dal vivo rende maggiormente, facendo quindi aumentare l'attesa degli appassionati ducatisti che dovranno attendere aprile prima di toccarla con mano. MCN azzarda anche un paragone con il Monster 1100 che, per quanto simile nell'aspetto, è completamente diversa a livello di guida: la Streetfighter non romba e basta ma spinge quanto serve per imprimere un largo sorriso sul viso di chi la sta portando, raccontano i colleghi inglesi. Come anticipato, arriverà nelle concessionarie ad inizio aprile ad un prezzo di 14.990 euro per la versione standard e 18.700 per la Streetfighter S.



 
Harley-Davidson V-Rod Muscle PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristian Ferrari   
Venerdì 10 Aprile 2009 08:28


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CARATTERISTICHE
Prima di girarci in città e sugli stradoni americani, proviamo la V-Rod Muscle sulla drag-strip, la striscia di asfalto per le gare di accelerazione, di Irwindale, nella periferia Est di Los Angeles. Nel paddock, sono parcheggiate alcune Harley-Davidson V-Rod Muscle pronte ad essere strapazzate sull’ottavo di miglio: un rettilineo di 201,12 metri da percorrere senza mai mollare il gas. Si nota una vaga somiglianza con le sorelle V-Rod e Night Rod Special. Tra queste c’è un evidente family feeling: stesso telaio e medesimo motore accomunano le moto, ma per il resto poco o nulla è condiviso. A cominciare dall’estetica, la parte più evidente e rinnovata. Le linee sono squadrate, decise. E il maxi pneumatico posteriore da 240/40-18” è contornato da un parafango avvolgente che termina in una coda tronca e un gruppo ottico che ne disegna il profilo: originale e piacevole.


DRAG-STRIP La Muscle, lunga come un treno, non è propensa alle impennate. Al massimo qualche pattinamento della ruota posteriore, ma niente paura. Ok, siamo pronti. L’ingresso nella strip vera e propria ha un preludio: prima si bagna il pneumatico posteriore per facilitare il successivo burn-out, per scaldare la gomma. Da qui saranno le luci dell’albero di Natale (il semaforo che dà il via alle partenze) a scandire i tempi della gara. Si accendono le luci di stage: tutto è pronto e, frizione in mano, si porta la lancetta del contagiri tra i 3.000 e i 4.000 giri, pronti a partire mollando di colpo la frizione e sfruttando un buon range di coppia del motore. Le luci gialle danno il via, subito seguite da quella verde. Un respiro. La partenza è il momento cruciale: in gara, se si aspetta il verde per partire, si ha già perso. Il motore Revolution sale di giri rapidamente e ingraniamo seconda e terza marcia pizzicando appena la leva della frizione e senza mollare il gas. Sfioriamo il fuorigiri ad ogni cambiata. Lo sguardo fisso in fondo al rettilineo, per non perdere la traiettoria, braccia appese al largo manubrio e gambe protese in avanti per trovare i comandi a pedale. La Muscle corre dritta come un fuso, senza sbandate o pericolose oscillazioni. Un’occhiata rapida al contagiri e siamo già in fondo alla strip. Non ci siamo neppure resi conto se abbiamo trattenuto il fiato oppure no. È già tempo di frenare e lo spazio, prima che la pista termini contro un basso muretto, non è molto. Strizziamo i freni con decisione: la decelerazione è potente e solo con un lieve ritardo interviene l’ABS. La nostra prova è finita.

 
Hornet vs Fz6 PDF Stampa E-mail
Scritto da Riccardo Valenti   
Martedì 31 Marzo 2009 19:25
Modello: HONDA CB 600 HORNET
Potenza dichiarata: 102 CV a 12.000giri/min
Coppia dichiarata: 63,5 Nm a 10.500giri/min
Prezzo: 7.590,00 Euro (STD) - 8.190,00 Euro (ABS)

Pregi: Motore potente, Guidabilità
Difetti: Spazio sottosella

FZ6 S2 Modello: YAMAHA FZ6 S2/FAZER Potenza dichiarata: 98 a 12.000 giri/min
Coppia dichiarata: 63,1 Nm a 10.000 giri/min
Prezzo: 7.595,00 Euro (FZ6-S2) - 7.895,00 Euro (Fazer)

Pregi: Avantreno, Frenata
Difetti: Vibrazioni intorno ai 5.000 giri/min

Fazer SENSAZIONI ON BOARD
Selle molto avanti, posizione di guida naturale e poco costrittiva. La Hornet offre un inserimento del corpo leggermente più ergonimico anche per i piloti più alti. Motori silenziosi e progressivi. Quello della Hornet è più dolce nell’erogazione e vibra un po’ meno. Più appuntito quello Yamaha

CHIAVE DI LETTURA
Le regine del mercato fondano il loro successo su un’estetica moderna, molto curata e accattivante. Offrono motori potenti prelevati dalle sportive di pari cilindrata, il tutto condito da una posizione in sella comoda e da una grande maneggevolezza e facilità di guida. Adatte a tutti...

Il colpo di coda di mamma Honda è arrivato più forte e incisivo del previsto. Sì, perché il rinnovo della Hornet è stato così profondo e totale da renderla quasi irriconoscibile rispetto alla sua pur gloriosa antenata. La Casa di Tokio propone ora una naked dalle linee più moderne e coraggiose viste negli ultimi tempi in questa categoria. La confrontiamo con la sua storica antagonista, la Yamaha FZ6 che, figlia di un progetto decisamente più giovane e moderno, non sveste i panni di nuda più “trendy” e si limita a interventi mirati a migliorare la sua efficacia, con dettagli e finiture sempre più curate.

hornet ESTETICA
La FZ6 è bella, la Hornet è diversa. Questo sembra il giudizio che riassume lo stuolo di commenti che abbiamo raccolto sul conto di queste due 600 nude. Le discussioni più controverse si sono proprio concentrate sulla nuova veste estetica della piccola di casa Honda. La Hornet è un classico del motociclismo nostrano, tutti sanno come è fatta: ha il faro tondo e non si vede il telaio. Facile no? Poi è una Honda, quindi si evolve in modo conservativo e certamente senza inaspettati colpi di testa. E invece no: la nuova Hornet, pur restando una Honda a tutti gli effetti propone un'estetica nuova, non solo molto diversa dalla precedente, ma un po’ da tutti i canoni estetici in materia di naked che avevamo visto finora; questo nonostante la fantasia dei designer non abbia certo badato a spese. Faro allungato con sviluppo a punta sia lateralmente che frontalmente, sui lati del quale troviamo una carenatura in plastica che ripropone il motivo delle “alette” Honda. Il posteriore è a punta verso l’alto... anzi no verso il basso... anzi no ha semplicemente due punte, cioè due motivi e due contorni divergenti, il profilo della sella che punta verso il cielo e quello del codino che va giù in picchiata verso il porta targa. La linea laterale così aggressiva e tagliente sembra aver preso ispirazione dalle forme dei guerrieri medioevali dotati di elmi e armature.
fz6 La FZ6 invece per questa volta non ha bisogno di percorrere nuove strade e va sul sicuro, rinverdendo e affinando quella che da molti è reputata la linea estetica più bella e riuscita di questo segmento. Restano così inalterati il design del faro e quello del serbatoio, mentre modifiche mirate arrivano su tutta la zona posteriore. Nuovo il codino, più avvolgente, anche nei confronti degli scarichi sotto sella, quest'ultima rivista sia nella forma che nel materiale. Tutte nuove sono le pedane, sia per il pilota che per il passeggero. Proprio queste ultime nella precedente versione stonavano su una moto che faceva della ricercatezza estetica e dei dettagli curati alcuni dei suoi aspetti più caratterizzanti. Un grande apprezzamento va anche al restyling del cupolino del modello Fazer, nel quale i nuovi fari più piccoli e allungati donano maggiore modernità e dinamismo all'insieme. Interessante e molto ricca la lista degli accessori ufficiali per entrambe le naked: si va dagli optional racing ed estetici per Hornet e Yamaha, fino al bauletto e allo schermo touring per la versione Fazer.
 
Sportser 883 PDF Stampa E-mail
Scritto da Riccardo Valenti   
Lunedì 30 Marzo 2009 07:30
Harley Davidson Sportser 883 e 1200. Lanciata nel lontano 1957 come risposta americana alle accattivanti bicilindriche inglesi, la serie Sportster di Harley Davidson si può considerare come uno dei successi più longevi nella storia del motociclismo. Esattamente come un tempo, il M.Y. '04 di questo modello conquista non solo per il prezzo d'acquisto "entry level", ma soprattutto perchè, da sempre, il pubblico di tutto il mondo ha riconosciuto in lei un fascino senza tempo, che ha saputo resistere alle mode che via via si sono succedute in quasi cinquant’anni di storia.
Il segreto è…La semplicità è senza dubbio il segreto della Serie Sportster, l’elemento che la rende sempre giovane ed affascinante, quasi fosse stata disegnata ieri. Attenzione però, rispetto alle Sportster di qualche anno fa, le M.Y. 2004 sono delle moto completamente diverse: anno dopo anno, infatti, i cambiamenti sono stati costanti ma talmente ben distribuiti da passare praticamente inosservati agli occhi dei più.
 
YZF-R1 PDF Stampa E-mail
Scritto da Riccardo Valenti   
Venerdì 27 Marzo 2009 09:51

Gli amici di Motociclismo hanno provato sul circuito di Eastern Creek (Australia) la nuova Yamaha YZF-R1 2009.
Con gli scoppi irregolari la R1 va guidata come una bicilindrica supersportiva, con traiettorie molto rotonde e curve affrontate sempre con una marcia in più di quella che prima sembrava la più indicata.

 
CBR1000RR Fireblade ABS PDF Stampa E-mail
Scritto da Riccardo Valenti   
Venerdì 27 Marzo 2009 09:42

CBD 1000RR Fireblade ABS

Per il 2009, la Fireblade si regala l'ABS elettronico ad alte prestazioni (C-ABS).
Si conferma così l'impegno di Honda nello sfruttare ogni opportunità in tema di sicurezza, grazie ad un dispositivo davvero rivoluzionario per una moto di questa categoria.
Per molti anni, l'ABS combinato ha regalato un enorme vantaggio di sicurezza ai proprietari delle Honda stradali, risultando estremamente efficace durante le frenate brusche - quando le ruote rischiano di bloccarsi facendo perdere al pilota il controllo del mezzo. Finora, però, nessun sistema si era mai dimostrato così raffinato, leggero e performante da potersi sposare con una supersportiva come la Fireblade. Adesso c'è !