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Scritto da Cris
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Venerdì 22 Gennaio 2010 19:51 |
Aprilia RSV 4R, emozioni forti
ESTORIL(19 dicembre) - Più che la solita presentazione di una nuova moto, sembra una festa. C’è pure il sole, a metà giorno fa quasi caldo, la pista portoghese è perfetta e l’Aprilia RSV 4R emoziona solo a guardarla. Sono passati vent’anni e tanti campionati da quando Aprilia era una scommessa, l’ambizione di una piccola azienda italiana che prendeva la forma di una moto da corsa e sfidava il mondo con le 125 e le 250. Con quelle mono e bicilindriche due tempi sono cresciuti i migliori manici di tante generazioni, da Biaggi a Rossi, Melandri, Simoncelli. Con le Aprilia hanno vinto tutti, e in quelle cilindrate mentre da una parte i piloti italiani diventavano grandi, dall’altra immense case come Honda, Suzuki e Yamaha studiavano una via per sottrarsi alla sfida con quelle strambe, artigianali, addirittura con l’ammissione a disco rotante e terribilmente veloci piccole grandi moto. Ancora adesso, in qualche modo, si vede e fa piacere vedere che questa RSV 4R nasce da lì. E’ uno sviluppo smisurato delle 250 pluricampioni nel motomondiale. Viene dalla fabbrica che ha fatto smettere di correre i giapponesi. E’ la terza sorella di una nuova famiglia Superbike: la RSV di Biaggi, la replica più diretta Factory e ora la RSV 4R. Forse averle viste nascere aiuta a capirle, ma salendoci su la prima sensazione netta è che se le dai fiducia non ti tradirà. Come una vera Aprilia da corsa, perché questo è la R, versione stradale della Factory. Le differenze con la F ci sono, ma per tradurle realmente in tempi sul giro bisogna davvero “sentirsi” piloti. La ciclistica della R è semplificata, meno adatta alla pista e molto più consona ad un uso stradale. Si passa dalle forcelle Ohilins alle Showa, per fare un esempio da cento a dieci regolazioni: con il risultato che se non si è piloti con cento regolazioni si più impazzire, mentre con dieci ci si diverte. I cerchi sono in lega invece che di alluminio, quindi più pesanti (la moto è meno agile nei cambi di direzione) ma anche più attrezzati per affrontare le strade che tutto sono eccetto piste e non solo per via delle buche. Mancano i cornetti di aspirazione ad altezza variabile, che incidono in piccola parte nell’erogazione pura ai massimi regimi. Per il resto, la R è una copia fedele della F. Grandissimo equilibrio ciclistico, maneggevolezza di una seicento, tanta potenza e gestibilità assicurata dalla tecnologia ride by wire che si declina in tre mappature: Track, Sport e Road. La Sport taglia del 25% la potenza nelle prime tre marce. La Road riduce i cavalli a 140 e naturalmente si consiglia in condizioni di aderenza precaria. La moto è figlia della pista ed è qui che esprime tutte le sue qualità. Tuttavia si presta anche ad un uso sportivo stradale per le sue caratteristiche di comfort accettabile. L’assetto è indubbiamente racing come alcune delle sue concorrenti, ma non è affaticante. Il quattro cilindri a V strettissimo, 65° e non di più altrimenti non entravano i cornetti di aspirazione, è un capolavoro di erogazione: la potenza in basso c’è, ai medi regimi è già notevole, in alto è uno spettacolo. Le colorazioni sono due: bianco o nero. Niente compromessi.
 

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